Uomini non si nasce, si diventa

Uomini non si nasce, si diventa

Il Giornale Onlinedi Silvia Raffaella Formia
Quando nasce un bambino diamo per scontato, senza neppure porci la domanda, che faccia parte della razza umana. Due braccia, due gambe, postura eretta, facoltà di parola. Tanto basta.
Dal punto di vista iniziatico ciò non è per nulla esatto.
Sotto il profilo biologico, un essere umano si dice tale per il solo fatto di avere determinate caratteristiche fisiche, fisiologiche, intellettive. La disciplina iniziatica, tuttavia, conosce componenti dell’essere umano che la scienza classica ignora totalmente. L’involucro biologico, infatti, non è che il risultato materiale, fisico, percepibile dai cinque sensi convenzionali, di un percorso evolutivo dell’anima. L’essere che viene ad occupare quel corpo appena nato ha una storia, un passato, un accumulo di conoscenze e consapevolezze, frutto delle esperienze maturate in altre forme (ad esempio in passate incarnazioni), pur non essendone conscio a livello intellettivo. Se fisicamente chiunque può riconoscere un essere umano, chi non è iniziato ai misteri non sa scorgere il frutto dell’evoluzione spirituale.
Non è sufficiente, infatti, essere biologicamente umani per definirsi Uomini.
L’uomo, nella sua avventura spirituale, inizia il suo percorso evolutivo interiore con caratteristiche grossolane, vicine esclusivamente ai bisogni primari: bere, mangiare, dormire, accoppiarsi. In questa prima fase è molto simile ad un animale. Il fatto che possegga l’intelletto, comunque, ne fa una creatura potenzialmente in grado di iniziare un cammino verso la Fonte che lo ha creato, anche se inizialmente non ha neppure idea di cosa questo possa significare.
Le varie esperienze di incarnazioni successive permetteranno che questa logica materialistica si vada via via raffinando.
Come, attraverso varie setacciature, è possibile separare le particelle di oro dalla sabbia e dal terriccio, similmente l’essere umano, attraverso il setaccio delle ripetute incarnazioni, può man mano iniziare a riconoscere  e isolare in sé le piccole particelle di oro spirituale, scartando dalla propria natura la sabbia e il terriccio degli istinti inferiori: violenza, falsità, ingordigia, materialismo, egocentrismo, cecità di fronte al mistero del Creato. Scorgerà quindi, di volta in volta, attraverso le prove dell’esistenza e l’esperienza che da esse deriva, minuscole sfoglie d’oro: una piccola rinuncia, un occhio di riguardo per il più debole, un moto di affetto che non chiede nulla in cambio, occasionale resistenza agli istinti primari (ad esempio non abbuffandosi di cibo ma nutrendosi con rispetto per il corpo) ecc.
Proseguendo il cammino, l’uomo inizierà ad accorgersi di cose di cui prima non aveva neppure il sospetto esistessero. Inizierà ad allargare i propri orizzonti, acquistando talenti e doni in misura proporzionata ai traguardi raggiunti. Ogni scelta, anche la più piccola e apparentemente insignificante, permette all’uomo di scendere verso gli istinti inferiori o salire verso il bene superiore: in altre parole, di scegliere tra gli istinti egoici e la natura spirituale. Man mano che l’uomo accumula scelte in direzione dello Spirito, esso lo ricompenserà, infallibilmente, con nuovi talenti, apertura mentale, aiuti invisibili, sostegno materiale. Per contro, ogni qualvolta sceglierà di nutrire la parte egoica, essa crescerà e lo porterà un pò più lontano dalla Verità, confondendogli le idee, creando confusione, senso di separatezza, istinto violento, depressione, stanchezza, assenza di motivazione, senso di inutilità. Ciò accade semplicemente perché l’ego rappresenta il polo opposto allo Spirito. Più si sceglie a favore dell’ego, maggiori saranno le occasioni in cui ci si sentirà separati dal Tutto, esterni all’Uno, abbandonati dal destino e dagli uomini.
La crescita di un essere umano si misura in base alla capacità che egli ha acquisito di scegliere in termini spirituali, cessando gradualmente di nutrire gli istinti egoici.
L’ego è presente in ogni essere umano e lo sarà fino alla morte del corpo fisico, è lo strumento che abbiamo per muoverci nel mondo immanente. Non va demonizzato, represso o soffocato: semplicemente, va riconosciuto e compreso, di modo che venga assoggettato al suo vero creatore e padrone, lo Spirito. Negli uomini infelici l’ego è diventato il padrone usurpatore, che non riconosce la superiorità ontologica dello Spirito, invertendo di fatto i Principi Naturali di cui l’essere umano è parte integrante. Ciò non può che portare estremo dolore e disgrazia. All’inizio del suo cammino, l’essere umano è biologicamente uomo ma spiritualmente naufrago. Nel mezzo del cammino, l’essere umano lavora su di sé per accorgersi della propria reale natura di essere spirituale in un corpo materiale, con tutto ciò che ne consegue. Alla fine del suo cammino, l’essere umano si trasforma in un Iniziato ai Misteri dell’esistenza, riconoscendosi come strumento dello Spirito, eccelso mezzo di rivelazione dell’Uno, fiaccola inestinguibile di Amore e Luce divina.
Ognuno ha la responsabilità, che ne sia cosciente o ancora no, di seguire questo percorso evolutivo.
Per arrivare ad essere, da uomo, finalmente Uomo.

Possiate trovare la strada della Luce e della Gioia, possiate ritornare all’Uno!
Silvia Raffaella Formia

http://www.altrogiornale.org/news.php?default.0.6

di dolbyjack

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